La Leishmaniosi canina


Fino a pochi anni or sono la leishmaniosi era una malattia catalogata nel grande capitolo delle “patologie tropicali” in quanto diffusa prevalentemente nelle zone calde del globo. Con la tropicalizzazione del clima ha raggiunto, negli ultimi anni, anche le nostre latitudini. La malattia ha carattere zoonosico (zoonosi = malattia trasmissibile all’uomo) ma rappresenta un vero rischio solo nei soggetti immunodepressi (ad esempio i malati di HIV), limitandosi, nei soggetti sani,a semplici escoriazioni cutanee.

 

La leishmaniosi canina è una patologia causata da protozoi appartenenti al genere Leishmania (Leishmania infantumi). Per compiere il proprio ciclo biologico ed infettare soggetti sani, la Leishmania, necessita di un ospite intermedio, una piccola zanzara lunga in media 2-3 mm ed appartenente al genere Phlebotomum. L’insetto succhia il sangue di un animale infetto nel quale le leishmanie si presentano nella cosiddetta forma amastigote. All’interno dell’insetto vettore l’amastigote, in un periodo di tempo variabile da 4 a 20 giorni, si trasforma in promastigote che è la forma infettante che verrà trasmessa ad un altro soggetto a seguito della puntura della femmina di flebotomo. Una volta iniettato nell’animale il promastigote penetrerà all’interno dei macrofagi (cellule della linea reticolo istiocitaria) e qui si ri-trasfomermerà in amastigote ed inizierà a riprodursi in maniera esponenziale provocando la rottura della cellula ospite. In seguito gli amastigoti fuoriusciti andranno ad infettare altri macrofagi ripetendo più e più volte il processo di moltiplicazione.
La malattia ha un periodo di incubazione estremamente variabile da un minimo di 1 mese fino a svariati anni. Nel cane la Leishmaniosi si manifesta in forma generalizzata o viscero-cutanea con una maggior incidenza nei cani adulti (al di sopra di 1 anno di età) ma senza distinzione di razza o sesso. Indubbiamente i cani che vivono all’aperto sono maggiormente esposti al rischio di puntura da parte dell’insetto vettore e quindi al rischio di infezione.



 

La Leishmaniosi canina

Questa patologia raramente si presenta in forma acuta. Invece nella maggior parte dei casi il decorso è cronico con un quadro sintomatologica piuttosto vario ed incostante. I primi segnali che indicano la necessità della visita veterinaria sono: perdita di appetito, linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi) e lesioni cutanee. Sono soprattutto queste ultime a destare preoccupazione nel proprietario. In particolare, tra le tante manifestazioni a livello della cute, potremmo avere:

 

  • Rarefazione del pelo: soprattutto nella zona periorbitale (contorno occhi), padiglioni auricolari, sporgenze ossee (gomiti e anche), dorso del naso e base della coda
  • Eczema furfuraceo: ispessimento della cute che si presenta secca, grigia e spesso ricoperta di squame paracheratosiche biancastre e lamellari
  • Dermatosi ulcerativa: aree di cute ulcerata spesso localizzate proprio sulle sporgenze ossee simili a piaghe da decubito; anche il naso viene spesso interessato da questo tipo di lesione
  • Onicogrifosi: crescita abnorme delle unghie
  • Noduli cutanei

 

Inoltre a causa dell’immonodepressione causata dalla malattia si riscontra spesso un aggravamento delle lesioni cutanee causato da infezioni batteriche secondarie o parassitosi come rogna sarcoptica (scabbia) o rogna demodettica (rogna rossa).
Ad un esame più attento è possibile notare, a carico delle mucose, un colorito anemico dovuto al progressivo indebolimento dell’organismo o peggio ancora rosso scuro (in quest’ultimo spesso si rinviene la compromissione di fegato e rene) a volte associato ad ulcere, lesioni a carico degli occhi (cheratocongiuntivite, uveite o, a volte, panoftalmite), epatomegalia (ingrossamento del fegato, segno di danno epatico), splenomegalia (ingrossamento della milza), poliuria (urinazione frequente, segno di danno renale), edemi e versamenti cavitari (anche questi sintomo di compromissione renale ed epatica), polidipsia (sete continua), sofferenza osteo-artro-muscolare. Questi sintomi sono più o meno frequenti e non sempre compaiono tutti insieme.
All’esame ematologico i valori che più spesso si presentano alterati sono:

 

  • Ipergammaglobulinemia: innalzamento della curva elettroforetica nell’area delle gamma-globuline
  • Ipoalbuminemia (per danno renale ed epatico)
  • Anemia normocitica e normocromica (iporigenerativa)
  • Trombocitopenia (frequenti emorragie per carenza di piastrine)
  • Proteinuria, iperazotemia e ipercreatininemia (per danno renale)
  • Aumento degli enzimi epatici (per lesioni al fegato).

 

La diagnosi in genere viene effettuata mediante test sierologici su campioni di sangue (IFAT o ELISA) per la ricerca di anticorpi anti-leishmania o mediante PCR. E’ inoltre possibile effettuare anche l’esame parassitologico mediante colorazione di Giemsa su prelievo bioptico (linfonodale o midollare). Come esami complementari si possono effettuare l’elettroforesi delle proteine sieriche, l’esame emocromocitometrico, parametri renali (urea e creatinina), parametri epatici (ALT, AST, ALP).

 

La terapia risulta ancora oggi lunga, costosa e spesso inefficace. Purtroppo, nonostante gli innumerevoli studi condotti, non si è ancora arrivati alla sintesi di un farmaco rapido, efficace ed economico. La terapia di base consiste in somministrazioni di farmaci antimoniali, aminosidina ed allopurinolo. Il protocollo terapeutico ed i dosaggi vengono stabiliti, in genere, in maniera individuale per ogni paziente sulla base dei risultati delle analisi sopra indicate tenendo presente la funzionalità epatica e renale. Spesso si rende necessaria una terapia di sostegno soprattutto nei pazienti debilitati. Per la profilassi, a differenza di molte altre patologie, non esiste ancora un vaccino efficace per cui l’unico sistema attualmente valido è la lotta agli insetti vettori mediante l’applicazione direttamente sull’animale di antiparassitari e repellenti ad uso esterno. Anche la profilassi ambientale rappresenta un efficace sistema di lotta ai flebotomi praticando periodicamente la disinfestazione accurata di parchi e giardini, applicando trappole per gli insetti ed evitando accumuli di acqua stagnante.

 

Dr C. Papeschi








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